I migliori oli della Sicilia: c’è anche l’olio Titone

Il Gambero Rosso ha inziato un viaggio alla scoperta dell’olivicoltura regionale italiana, delle tante terre dell’olio, di storie di famiglie e territori. Non poteva mancare l’olio Titone.

 

L’eleganza dei blend secondo Titone

Quando si parla di olivicoltura siciliana, è impossibile non citare la famiglia Titone, nome storico della provincia di Trapani, un’azienda nata nel ’36 per volontà di nonno Nicolò, passata poi in mano al figlio Nicola, che ne ha fatto uno dei migliori esempi di olivicoltura biologica della zona, e infine ad Antonella Titone, titolare dal 2013. La mentalità razionale di una chimica professionista, la sensibilità territoriale di una vera siciliana e la passione autentica di chi fra gli ulivi ci ha trascorso la maggior parte della sua vita: è il ’99 quando Antonella comincia a studiare l’argomento, frequentando i primi corsi di assaggio di olio extravergine di oliva, specializzandosi sempre di più per portare avanti l’attività di famiglia. Da sempre incentrata sulla realizzazione di blend: “Quando ho iniziato, erano i blend a farla da padroni. Partiamo sempre da oli monovarietali, che mescoliamo insieme per ottenere un prodotto migliore di quello di partenza”.

È proprio questa la filosofia di base che guida il lavoro di Antonella: “Ciò che mi affascina è la possibilità di dare vita, partendo da due elementi già finiti, a un prodotto completamente nuovo, unico, dall’identità ben definita. E superiore ai due monovarietali originari”. La difficoltà maggiore? “Trovare il giusto equilibrio. Io vengo dal mondo della chimica farmaceutica: mi diverto da sempre a giocare con le provette, e l’arte del blend consiste proprio nella ricerca di un bilanciamento perfetto, armonico, in grado di restituire sensazioni piacevoli ed eleganti”.

La nascita della Dop

Come la Dop Valli Trapanesi Bio, Miglior Blend dell’anno, un fruttato medio/intenso che incanta con i suoi sentori di erba tagliata, carciofo e ortica, e il suo gusto fine ed equilibrato. “La Dop nasce da monovarietali prodotti con olive raccolte dal 5 al 20 di ottobre, ed è un’unione di nocellara del Belice e cerasuola”. Due drupe diverse tra loro, che però vengono lavorate pressoché allo stesso modo: “Non modifichiamo i parametri a seconda della varietà. Il nostro frantoio, un impianto Alfa Laval con frangitore a dischi dentati, gramole sigillate e decanter nx19, ha un’impostazione unica per tutto. Lavoriamo a due fasi e mezzo con pochissima aggiunta di acqua, poi naturalmente possiamo apportare delle piccole modifiche, come nel caso della cerasuola, che necessita di un po’ più di acqua. In qualunque caso, però, a prescindere dalla cultivar, tendiamo sempre a ottimizzare e ridurre tempi e temperature, giri in gramola e quantità d’acqua”. Fiore all’occhiello dell’azienda, l’etichetta è stata anche una delle prime del territorio a fregiarsi del marchio Dop nel 2002: “Ci abbiamo creduto fin dall’inizio, e continueremo a farlo”.

Oltre la tecnica: il valore della famiglia

Tanto, tantissimo studio per questa donna che nel bel mezzo della sua carriera da farmacista si è trovata a fare un salto nel vuoto, lanciandosi in un’avventura completamente diversa, affascinante, sì, ma anche molto rischiosa. Tanta ricerca, specializzazione attraverso corsi, aggiornamenti professionali, conferenze e laboratori, ma anche tanto carattere, una buona dose di pazienza, e un attaccamento saldo alle proprie radici. “Nel 2000 mi sono trovata di fronte a un bivio, e ho preso la decisione di dedicarmi all’attività. È stata una scelta d’amore nei confronti di mio padre”, una mossa dettata dal cuore, proprio come le ha insegnato Nicola.

Oggi, papà Nicola cura ancora gli ulivi, pota, raccoglie, affianca Antonella in ogni passo. Una presenza fondamentale per l’azienda, e per la titolare, che continua a lavorare seguendo il suo esempio: “Sono tanti gli insegnamenti appresi da mio padre, ma fra tutti è il rispetto per i clienti quello che porterò sempre con me”. Quei piccoli gesti di una volta che ancora fanno la differenza, come gli auguri scritti a mano in ogni lettera, o il ramoscello di ulivo inviato a tutti i clienti la Domenica delle Palme. Ogni anno, da oltre un ventennio. “Forse c’è poca eleganza, ma ve lo assicuro: c’è tanto cuore. Ed è ciò che voglio continuare a trasmettere anche io”

 

 

Fonte: http://www.gamberorosso.it/it/food/1047326-il-migliore-olio-della-sicilia-la-produzione-regionale-e-le-aziende

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